sabato, luglio 05, 2008
Berlusconi è già a Tokyo. Il summit dei "Grandi" si svolge vicino a Sapporo nell'isola settentrionale di Hokkaido. Si parlerà di clima, petrolio e crisi alimentare
Sapporo, pronto il vertice del G8: subito la manifestazione no global
Il prossimo appuntamento sarà quello della Maddalena nel 2009
Sapporo, pronto il vertice del G8 subito la manifestazione no global
SAPPORO - I cambiamenti climatici, l'aumento dei
prezzi del petrolio, la crisi alimentare. Sono solo alcuni dei temi del G8 che si apre domani sull'isola di Hokkaido. Il vertice dura tre giorni e si svolge a poche decine di chilometri dalla città di Toyako. Partecipa anche Silvio Berlusconi già arrivato a Tokyo per la sua prima visita pubblica nel Paese del Sol Levante.

Protesta no global. Come è ormai tradizione dei summit dei "Grandi" del mondo, la riunione è accompagnata dalla protesta "no global". Migliaia di manifestanti, almeno 5.000 secondo gli organizzatori, sono sul posto pronti a dar vita alle voci del dissenso. E oggi, in un parco di Sapporo, hanno dato vita alla prima manifestazione.

Tra misure di sicurezza eccezionali, con centinaia di agenti di polizia in tenuta anti-sommossa, sindacalisti, pacifisti, agricoltori, studenti e attivisti delle ong hanno voluto richiamare l'attenzione dei leader del G8 perchè agiscano senza indugio contro la crisi alimentare che sta colpendo i Paesi e le aree più povere del mondo.

La manifestazione è filata liscia senza grossi problemi, tra canti e clima di festa, malgrado gli organizzatori abbiano reso noto l'arresto di due manifestanti.

Berlusconi a Tokyo.
Oggi il presidente del Consiglio incontrerà l'ex premier giapponese Koizumi al quale chiederà di insegnare nell'università del pensiero liberale, la scuola in costruzione in Brianza che tra le tante adesioni eccellenti annovera già quelle di Bush e Blair. Berlusconi partirà domani pomeriggio per Sapporo e resterà fino al 9 luglio quando ci sarà il passaggio di consegne tra il Giappone (ospita la presidenza del G8 per la quinta volta, dopo quelle del 1979, 1986, 1993 e 2000) e l'Italia che ha individuato nella Maddalena la sede del prossimo summit mondiale.

Berlusconi, spiegano fonti diplomatiche al seguito del premier, ha già in programma diversi incontri bilaterali. L'Italia porterà al G8 la proposta, illustrata già al vertice della Fao tenutosi a Roma, di creare una banca del cibo per combattere la fame nel mondo e annuncerà il raddoppio degli aiuti umanitari da 60 a 130 milioni di euro, cifra destinata quasi interamente all'aiuto alimentare. L'intenzione di Berlusconi, spiegano le stesse fonti, è quella di portare all'attenzione internazionale soprattutto la questione dell'energia nucleare. Al centro del vertice nell'isola di Hokkaido anche i temi di politica estera, dal processo di pace in Medio Oriente ai rapporti con l'Iran, dalla situazione in Afghanistan e nei Balcani ai rapporti tra la Nato e la Russia.

Le proposte tedesche. Sui temi del G8 si è espressa oggi, il cancelliere tedesco Angela Merkelò in un'intervista a Tagesspiegel am Sonntag. E ha fatto sapere che nel corso del vertice saranno presentate diverse proposte. Le misure, spiega Merkel, basate su un progetto del governo tedesco, prevedono di ''alleggerire a breve termine la crisi alimentare e una strategia a lungo termine per aumentare la produzione agricola mondiale''.

Secondo il quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, i Paesi del G8 creeranno un gruppo di lavoro per la lotta contro la crisi alimentare mondiale che esaminerà in particolare la possibilità di togliere alcune restrizioni alle esportazioni, che impediscono ai Paesi più poveri di avere accesso alle eccedenze alimentari dei Paesi ricchi.

(5 luglio 2008)

da www.repubblica.it
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sabato, luglio 05, 2008
La missione Messenger conferma quelle che finora erano supposizioni
Il pianeta Mercurio si sta restringendo
Il corpo più vicino al Sole si sta rimpicciolendo a causa del raffreddamento del suo nucleo

Un'immagine di Mercurio ripresa da Messenger (Nasa)
Un'immagine di Mercurio ripresa da Messenger (Nasa)
MILANO - Il più piccolo dei pianeti del sistema solare si sta rimpicciolendo. A rivelarlo è una foto scattata dalla sonda spaziale Messenger, partita quattro anni fa proprio alla volta di Mercurio e giunta a destinazione lo scorso gennaio, quando ne ha sorvolato la superficie a un’altitudine di soli 200 chilometri. Durante tale impresa è stato possibile raccogliere nuovi dati sulle caratteristiche del pianeta più vicino al Sole, informazioni che hanno confermato agli scienziati della Nasa che Mercurio si sta via via rimpicciolendo. La sua superficie si sta raggrinzendo, dando forma a nuove catene montuose, eruzioni vulcaniche e asperità della crosta. Secondo gli ultimi rilievi, il diametro si è già ridotto di quasi cinque chilometri rispetto ai 4.880 misurati in passato (il 38% rispetto al diametro delle Terra).

IL NUCLEO SI RAFFREDDA - Il fenomeno di contrazione della superficie è dovuto al raffreddamento progressivo del nucleo del pianeta, particolarmente grande rispetto alla media di quelli dei suoi «cugini» del sistema solare. Si stima che il cuore di ferro del pianeta rappresenti il 60% della sua massa totale e occupi tre quarti del volume totale. Ma il rimpicciolimento di Mercurio non è un evento recente: gli scienziati hanno calcolato che il diametro potrebbe essersi già ridotto fino a un decimo dalla sua nascita ad oggi. Il raffreddamento del ferro liquido provoca la solidificazione del metallo e di conseguenza la diminuzione di volume di tutto il pianeta. Anche la superficie aderente al nucleo asseconda la contrazione e tende a raggrinzirsi.

MERCURIO COME LA TERRA - Le immagini a colori inviate da Messenger hanno fornito alcune fondamentali risposte che la Nasa attendeva sin dalla prima missione del Mariner 10 nel 1975. È stato appurato ad esempio che il campo magnetico del pianeta è creato dal nucleo metallico (analogamente alla Terra) e non da un deposito superficiale di ferro. Non si è ancora certi che i numerosi vulcani individuati sulla superficie siano inattivi: il prossimo volo della sonda a bassa quota, previsto per ottobre, potrà svelare ancora qualche mistero. Per adesso Mercurio ha dimostrato di avere molte caratteristiche simili alla Terra e potrebbe essere un esempio da studiare per capire come il nostro pianeta si sia evoluto nelle sue prime fasi di vita.

Valentina Tubino
04 luglio 2008

da www.corriere.it

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mercoledì, giugno 18, 2008
Morire lavorando
Il lavoro può uccidere. Ogni giorno la cronaca nera ce lo ricorda... drammaticamente

Il lavoro può uccidere. Ogni giorno la cronaca nera ce lo ricorda drammaticamente. A Mineo l’ultima tragedia, alla quale ne è subito seguita un’altra nel palermitano. Non c’è tregua e mentre l’Ue alza l’orario di lavoro settimanale fino a 60 e più ore, e mentre il governo italiano lavora per la detassazione degli starordinari, la Fao illustra i dati del lavoro minorile, altra piaga della stessa medesima medaglia al dolore.

18-06-2008 L´agenzia Onu stima che ogni anno oltre 22.000 bambini muoiono sul lavoro e che la zona dell´Africa sub-sahariana è quella in cui vi è una maggiore concentrazione del fenomeno. In tutto il continente africano ci sono, secondo la Fao, tra 56 e 72 milioni di bambini lavoratori.
Ma non pensiamo che sia un fenomeno solo africano, perché lo sfruttamento del lavoro minorile esiste in Europa e esiste anche in Italia (144mila nelle stime dell’Istat 2002).

Il 70% del lavoro minorile – spiega la Fao - è concentrato nel settore agricolo che insieme all´industria estrattiva e al settore edile è una delle più pericolose attività lavorative. Due settori che tra l’altro hanno molto a che vedere con la sostenibilità ambientale oltre che con quella sociale (paesaggio, consumo del territorio, flussi di materia e flussi di energia).

I dati sono stati forniti dalla Fao in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile e l´allarme è in favore dei 218 milioni di bambini coinvolti nel fenomeno. Di questi, 132 milioni sono impegnati in attività legate all´agricoltura, spesso dannose o pericolose per la salute infantile. I dati della Fao coincidono con quelli diffusi dall´Organizzazione internazionale sul lavoro (ILO) alla vigilia della Giornata contro il lavoro minorile.

Secondo l´ultimo rapporto mondiale dell´Ilo, nel mondo un minore su sette svolge una qualche attività: con 122,3 milioni di bambini economicamente attivi, l´Asia e il Pacifico rappresentano la regione con il più alto numero di minori lavoratori nel mondo (pari a quasi il 20%). L´Africa sub-sahariana, con il 26% (circa 50 milioni di minori lavoratori), è invece la regione con la più alta incidenza di bambini che lavorano. Mentre l´America Latina e i Caraibi spiccano in termini di rapida riduzione del lavoro minorile: il numero dei minori lavoratori nella regione è sceso di due terzi tra il 2000 e il 2004, con appena il 5% (5,7 milioni) di minori di età compresa tra i 5 e i 14 anni ancora coinvolti nel lavoro minorile.

Quale può essere la strategia per combattere questa piaga? La scolarizzazione, tema chiave peraltro della Giornata Mondiale per il 2008. «Sono tre le azioni da compiere - ha detto il vice direttore generale della Fao Hafez Ghanem - ridurre la povertà per ridurre il bisogno per i bambini di ricorrere al lavoro, migliorare l´accesso all´educazione e intervenire sulla differenza di genere tra bambini e bambine», riferendosi al fatto che alle bambine, spesso, viene negato l´accesso all´istruzione per essere destinate al lavoro.

Uno studio dell´Ilo evidenzia che l´eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con l´istruzione universale offrono enormi benefici dal punto di vista economico, oltre che sociale: globalmente, i benefici superano i costi in un rapporto 6 a 1 e ogni anno supplementare di scuola, fino all´età di 14 anni, genera per il futuro l´11% di reddito in più all´anno. E sapete però quale è uno dei problemi più cocenti per rispondere a questa situazione? Che mancano gli insegnarti: secondo un recente rapporto dell´iniziativa Education for All (Efa), nel mondo ne servono 18 milioni nella scuola primaria se si vuole raggiungere l´obiettivo dell´istruzione primaria universale entro il 2015.
Ecco questo sarebbe un campo nel quale la crescita farebbe solo del bene...

tratto da www.greenreport.it


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mercoledì, giugno 18, 2008
Vicino ad un sole della costellazione del pittore. Lontane 42 anni luce
Scoperte tre super-terre
La più piccola è quattro volte il nostro pianeta, la più grande nove volte

(17 giugno 2008) Le hanno chiamate super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico l’HD 40307 nella costellazione del Pittore e distante dalla Terra 42 anni luce.

L’autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra , a cui si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a Pegasi 51. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato ad una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi. Ma la più sensazionale è senz’altro la tripletta del Pittore.

 
La ragione è che questi pianeti la cui natura dovrebbe essere rocciosa, hanno una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa, uno 4,2 volte superiore e gli altri due 6,7 e 9,4 volte maggiore. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell’area in cui gira il nostro Mercurio vicino al Sole, e dunque il loro anno dura rispettivamente quattro giorni, 10 e 20 giorni. La scoperta è stata possibile utilizzando uno speciale spettrografo noto come Harps (High Accuracy Radaial Velocity Planet Search) installato su un telescopio dell’European Southern Observatory a La Silla in Cile.

La tecnica di rilevamento è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell’astro che rivelano a seconda della loro entità la presenza e le caratteristiche dei corpi circostanti. «Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l’esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor. Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l’esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre , infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta». La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli e nel giro di qualche anno gli astronomi giurano di riuscirci.

Giovanni Caprara

tratto da Corriere.it

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sabato, maggio 17, 2008
Fame: chiuso il summit di Lima

Lotta alla fame nel mondo e all'effetto serra. Si è chiuso il summit di Lima

Un appello contro la fame nel mondo ma anche contro i mutamenti climatici: così si è chiuso a Lima il vertice tra Unione Europea e America Latina.

Ai leader dei 60 paesi presenti al summit, il presidente peruviano Garcia ha chiesto di aumentare del 2 per cento la loro produzione alimentare per combattere la povertà senza dimenticare l'altro grande tema quello della lotta all'effetto serra.

Proposte a cui ha fatto eco il presidente della Commissione Europea. Barroso ha proposto una “alleanza strategica” tra Bruxelles e America Latina per difendere l'ambiente e allontanare lo spettro di una crisi alimentare mondiale.

Se nella 'Dichiarazione di Lima', documento conclusivo del vertice si sono potute indicare “mete concrete” per la difesa dell'ambiente, più difficile è stata invece l'intesa in materia di lotta alla povertà': a causa delle divergenze tra governi latinoamericani con contrastanti orientamenti politici sono state solo indicate delle priorità.

Data articolo: maggio 2008
Fonte: www.euronews.net

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sabato, maggio 17, 2008

Acqua su Marte, il polo Nord nasconde un bacino idrico

Marte

(16 maggio 2008) La stupefacente immagine che vedete sopra è stata ricostruita grazie alle indicazioni del radar Sharad - Shallow Radar- e pubblicata da Satnews e mostra come strati di ghiaccio possano essere nascosti nelle profondità del Polo Nord di Marte. E per una volta geologi e planetologi concordano che li sotto si potrebbe nascondere un immenso bacino sedimentario vecchio di 3 miliardi di anni e che racchiude erosioni di ghiacci, polveri, lava ed altri materiali vari, mai osservato prima e così nel dettaglio per una profondità di svariate centinaia di metri.

Sharad , che è tutto italiano e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana è stato progettato inizialmente dal team del prof. Giovanni Picardi del Dip. Infocom e completato poi con Thales Alenia Space Italia.

Leggo sul B.u.r (Bollettino università e ricerca) che:

Gli strati sono formati fondamentalmente da miscele di ghiaccio e polvere in frazioni diverse. L’analisi di questi strati ha portato a diversi risultati importanti che hanno consentito di migliorare le conoscenze sulla climatologia di Marte e quindi sulle variazioni dell’obliquità e dell’eccentricità orbitale del pianeta che avrebbero avuto cicli lunghi qualche milione di anni”

Insomma se l’acqua c’è è molto in profondità e sotto forma di una specie di permafrost e questo non fa escludere agli scienziati la possibilità che vi si possano trovare forme viventi extraterrestri.

Marte
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Foto| Courtesy Nasa

tratto da www.ecoblog.it

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sabato, aprile 26, 2008
CLIMA:ASSENZA MACCHIE SOLARI, TERRA VERSO ERA GLACIALE

SYDNEY - L'attivita' delle macchie solari non ha ripreso da quando ha raggiunto un anno fa il minimo in 11 anni, suscitando il timore che la Terra, lungi dal riscaldarsi come tutti temono, si stia dirigendo verso un'altra era glaciale. Lo afferma il geofisico e ingegnere astronautico Phil Chapman, primo australiano a diventare un astronauta della Nasa, il quale ha studiato le rilevazioni dell'Osservatorio solare ed eliosferico degli Stati uniti, secondo cui attualmente le macchie solari sono quasi del tutto assenti. Contrariamente ai timori sul riscaldamento globale, la temperatura terrestre e' rimasta stabile o e' leggermente diminuita nell'ultimo decennio, nonostante il continuo aumento di concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, e ora la temperatura globale sta rapidamente diminuendo, spiega Chapman.

Tutte e quattro le agenzie che registrano la temperatura della Terra, tre in Usa e una in Gran Bretagna, riferiscono che questa e' diminuita di 0,7 gradi Celsius nel 2007, il cambiamento piu' rapido finora registrato con strumenti, che ci fa tornare alla temperatura del 1930. ''Se la temperatura non torna presto a risalire, dobbiamo concludere che il riscaldamento globale e' finito'', aggiunge. Le macchie solari sono zone ristrette della superficie solare che appaiono nere all'osservazione ottica per via della minore emissione di luce rispetto all'area circostante, piu' calda, della fotosfera, e sono originate da intensi campi magnetici che raffreddano il plasma. Alcuni scienziati ritengono che un forte campo magnetico solare, quando vi e' una forte attivita' di macchie solari, protegge la Terra dai raggi cosmici, riducendo la formazione di nuvole. Quando pero' il campo magnetico e' debole, durante la bassa attivita' di macchie solari, i raggi possono penetrare nella bassa atmosfera e la copertura di nuvole cresce, raffreddando la superficie terrestre.

E' tempo di mettere da parte il dogma del riscaldamento globale, almeno per cominciare una programmazione di contingenza su cosa fare se ci stiamo avviando verso un'altra piccola era glaciale, simile a quella che e' durata dal 1100 al 1850. sostiene Chapman. Non vi e' dubbio che una prossima piccola era glaciale sarebbe molto peggiore della precedente, e piu' pericolosa del riscaldamento, poiche' la popolazione mondiale e' molto piu' numerosa e dipende da poche aree agricole temperate. Lo scienziato propone misure preventive, o ritardanti, come percorrere con bulldozer in Siberia e in Canada le distese di neve, per renderla sporca e meno riflettente. ''La mia valutazione e' che vi sia una probabilita' di almeno il 50% che nei prossimi decenni si assista ad un significativo raffreddamento, piuttosto che ad un riscaldamento''.

Fonte (ANSA)
23/04/2008 18:02

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sabato, aprile 26, 2008
NASA: CASE SULLA LUNA PER 'VACANZA' DI SEI MESI

WASHINGTON, 19 aprile 2008 - Abitazioni sulla luna per soggiorni di sei mesi. Sono quelle che ha intenzione di costruire la Nasa, nel quadro di un progetto di viaggi lunari che dovrebbe iniziare nel 2020. Secondo quanto reso noto da uno dei direttori della sezione 'Esplorazioni spaziali'' dell'agenzia americana, Carl Walz, le 'case' sarebbero installazioni analoghe alla attuale Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Saranno moduli assemblabili, dotati di una relativa funzionalità, e saranno dotati di mezzi di trasporto lunari. E' quanto Walz ha detto oggi all'università di Miami, in Florida, nel corso di un seminario sull "Avvenire della Nasa". Le priorità per l'agenzia spaziale americana - ha precisato - sono al momento il completamento della stazione spaziale internazionale e la messa a punto di un sistema di voli da e per la luna in grado di garantire l'assoluta sicurezza. L'attuale navetta spaziale utilizzata nelle ultime missioni proseguirà come previsto il suo programma: dovrebbe continuare a lavorare fino al 2010, per essere poi rimpiazzata da una serie di velivoli di nuova generazione, chiamati 'Ares'

Fonte ANSA
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venerdì, aprile 11, 2008
La Regione Liguria scrive al Galliera, presieduto da Bagnasco
L'ordine all'ospedale del cardinale: prescriva la pillola del giorno dopo
Il caso dopo la denuncia di alcune donne sull'impossibilità di ottenere il farmaco. L'ospedale: verificheremo

GENOVA — «L'ospedale Galliera deve assicurare la prescrizione della pillola del giorno dopo, come tutte le Asl liguri, non ci sono eccezioni », l'assessore alla sanità della Regione Liguria, Claudio Montaldo (Pd), sta scrivendo un nuovo capitolo dei rapporti tra la Regione e l'ospedale presieduto dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. E' successo che alcune donne abbiano segnalato la difficoltà di ottenere la prescrizione presso il Galliera. L'assessore ha chiesto spiegazioni e ha avuto dal direttore sanitario del nosocomio una risposta che, spiega Montaldo, «in sostanza attribuisce la responsabilità a un infermiere che a chi chiedeva di vedere il medico ha risposto di rivolgersi altrove. E questo perché il medico di turno era obiettore di coscienza e avrebbe rifiutato la pillola». In fondo l'infermiere cercava solo di evitare alla donna una perdita di tempo. Nella schermaglia con l'assessorato, il Galliera ha inviato ieri mattina una lettera in cui spiega di aver aperto «una verifica interna» sull'episodio e di aver rinnovato le disposizioni affinché le donne vengano in ogni caso indirizzate dal medico che «farà le valutazioni necessarie ». In questo gioco di fioretto, però, l'assessore non ci sta a passare da ingenuo: «Ho mandato una lettera al Galliera con cui in sintesi dico che devono garantire la presenza di un medico non obiettore di coscienza in ogni turno. Nella lettera chiedo che il Galliera mi informi su come intende attuare questa direttiva regionale che è valida per tutte le Asl». Al di fuori del linguaggio burocratico con cui sono stilate tutte le comunicazioni fra assessorato e ospedale, il succo è che il Galliera deve organizzarsi per dotare il pronto soccorso di un ginecologo non obiettore che possa prescrivere — sempre salve le valutazioni sanitarie — la pillola del giorno dopo. L'assessore non aspetta un sì o un no, la direttiva impegna il Galliera a dare seguito alle disposizioni della Regione, l'ospedale deve ora informare l'assessorato su «come » intende attuarle. Fino a pochissimo tempo fa il Galliera non aveva ginecologi non obiettori di coscienza, solo ultimamente sono stati assunti due medici non obiettori ma la politica dell'ospedale, il cui consiglio di amministrazione è presieduto dal cardinale Bagnasco e che ha avuto come ex presidenti Tettamanzi e Bertone, è contraria all'interruzione di gravidanza. Non è la prima volta che le linee guida della Curia si scontrano con la politica sanitaria regionale in tema di applicazione della 194 e di fecondazione assistita. La soluzione attuale, per le interruzioni di gravidanza, è di praticarle altrove e con personale di un altro ospedale, l'Evangelico. «Ma il Galliera — dice l'assessore— è convenzionato con il servizio sanitario pubblico e non può di fatto negare la possibilità di prescrizione della pillola del giorno dopo».

Erika Dellacasa

11 aprile 2008

tratto da www.corriere.it

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venerdì, aprile 11, 2008
La voce interiore
"La Cina è potente, ci resta solo la forza della verità"

Le sue caviglie. "Questa è la cicatrice dei ceppi". I suoi polsi. "Qui ho il segno delle manette a denti di lupo. Le chiamano così perché, se ti muovi, hanno dei chiodini che si conficcano nelle vene". La sua bocca. "Le scosse elettriche mi hanno fatto cadere tutti i denti. Per fortuna, la prima volta che sono andato a testimoniare alle Nazioni Unite mi hanno regalato una dentiera".


Palden Gyatso ha passato trentatré lunghissimi anni nelle carceri cinesi. Porta sulla sua pelle le stimmate di un calvario. Cammina a fatica, è quasi sordo. Nessuno meglio di questo monaco buddista ormai anziano e dolente incarna la sofferenza ma anche la straordinaria resistenza del Tibet. Il suo corpo massacrato è abitato dalla tipica dolcezza himalayana. E da uno sguardo magnetico.
A settantacinque anni, Palden Gyatso avrà anche rughe come solchi, ma non rinuncia a ricordare.

"Quando mi arrestarono, nel 1959, stavo studiando nel monastero di Drepung. Per estorcermi una confessione, i cinesi mi picchiavano dopo avermi sospeso legando e tirando le mie braccia all'indietro fino al soffitto. Sempre in questa posizione, appiccavano il fuoco per bruciarmi le dita dei piedi. Alcune volte buttavano tra le fiamme polvere di peperoncino, così tutto il corpo diventava incandescente e gli occhi sembravano brace. Il dolore più terribile arrivava dopo, quando dovevo andare all'aperto per fare i lavori forzati, mezzo cieco e con le piaghe ancora purulente. Tra noi, chi non moriva di tortura, moriva di stenti e fame. Mangiavamo un pugno di riso e una tazza di brodo. Dalla disperazione, mi è capitato di cucinare anche le suole delle mie scarpe".

I cinesi estorcevano sempre dai detenuti qualche parola, abbastanza compromettente da giustificare una formale condanna. Era solo questione di tempo. Palden Gyatso aveva resistito qualche mese, grazie alla sua giovane età. I monaci più anziani invece morivano in pochi giorni. Alla fine, dovette confessare anche lui di aver "marginalmente" partecipato all'insurrezione contro l'esercito di Pechino. Dopo l'occupazione, dalla Cina arrivarono la Rivoluzione culturale e l'ordine di cancellare qualsiasi riferimento religioso dal Tetto del mondo.

Scomparve così l'universo tibetano dei monasteri, delle lampade votive, delle statue dorate, dei fumi degli incensi, delle mille bandierine sventolanti, dei cilindri rotanti per la preghiera, dei canti. La distruzione dei simboli religiosi fu condotta con tale perseveranza e metodo che persino il paesaggio cambiò. Un tempo le colline erano dominate dagli dzong, le fortezze abitate dai religiosi, che vennero rase al suolo. I campi avevano migliaia di stupa, tempietti e reliquiari: fatti a pezzi.

Le bandiere di preghiera furono rimpiazzate dalle bandiere del Partito. "Le Guardie rosse entrarono nel carcere. Ci mostrarono un filmato in cui si vedeva il presidente Mao passare in rassegna decine di migliaia di Guardie rosse. Ci dissero che la Rivoluzione culturale era guidata personalmente da Mao Zedong e Lin Piao. Chiunque avesse osato ostacolarla sarebbe stato "schiacciato come un verme". Durante le "sessioni di studio" dovevamo leggere il Libretto rosso di Mao. I thamzing, le "sessioni di lotta", divennero sempre più frequenti. Erano autentici processi politici. Iniziavano con una condanna verbale e finivano con un pestaggio. O con la condanna a morte. In quanto monaco, mi venivano inflitte ulteriori violenze. Mi costringevano a portare le feci sul thangka, la tavola sacra buddista.

Mi sfidavano, gridando "Bod rangzen", Tibet libero. E poi mi urinavano addosso. Quando le guardie carcerarie volevano riposarsi - perché la tortura doveva comunque essere un lavoro faticoso - ci terrorizzavano con le proiezioni dei filmati. Ricordo quello di un monaco che veniva crocefisso vivo, poi ucciso a colpi di pistola e carbonizzato. Alle monache invece bisognava togliere la verginità donata alla religione. Il Partito comunista non voleva che vi fossero contatti sessuali con i detenuti, ed era una regola abbastanza rispettata. Così, le monache venivano penetrate con i famigerati bastoni elettrici. O con altri oggetti".

I cimeli della prigionia
Palden Gyatso apre la sua inseparabile borsa. Viaggia sempre con questo sacchetto di stoffa. Non custodisce libri di preghiera o rosari. Dentro ha la sua prima sentenza di condanna e alcuni strumenti di tortura. È quasi affezionato a questi cimeli di prigionia. "Questa sembra una torcia elettrica, ma funziona come un elettroshock: bastoni ad alto voltaggio che cominciarono a circolare nelle carceri a metà degli anni Ottanta. Amnesty International aveva ottenuto la chiusura della fabbrica che li produceva, a Glasgow. Ma il regime cinese ne aveva fatto incetta. Adesso so che lo utilizzano frequentemente anche contro i manifestanti".

Nato nel 1933, anno della Scimmia, in un villaggio del Tibet a 200 chilometri da Lhasa, Gyatso torna a essere un uomo libero nel 1992. Il Dalai Lama in proposito ha commentato: "La vicenda di persone come lui rivela che i valori umani di compassione, pazienza e senso di responsabilità per le proprie azioni, che sono il fulcro di ogni pratica spirituale, sopravvivono ancora. La sua storia sarà fonte d'ispirazione per tutti noi".

Chiamato a testimoniare all'Onu, al Congresso statunitense e all'Unione europea, è stato ignorato dalla diplomazia cinese, tranne che per una laconica lettera inviata alla Commissione dei diritti dell'uomo della stessa Onu: "Palden Gyatso è un criminale che persiste nelle sue attività sovversive", ha scritto nel 1995 l'allora ambasciatore Ma Yuzhens. "Il suo racconto è falso: nelle carceri cinesi la tortura è proibita".

La voce interiore
Quest'uomo di bassa statura, debole e denutrito, è riuscito a evadere ben due volte, prima di essere liberato definitivamente. Nel 1962 fu ritrovato dai cinesi a un chilometro dalla salvezza, il confine con il Bhutan, mentre era in fuga verso l'India. La seconda volta, nel 1979, aveva scelto invece di rimanere nella capitale. Lo fermarono mentre appendeva manifesti che chiedevano l'indipendenza del suo Paese e il ritorno in patria del Dalai Lama.

"Accogliendomi, un carceriere mi urlò: "Eccoti l'indipendenza". E mi infilò un bastone elettrico in bocca, mandando una, due, tre scariche - non so ricordare quante fossero. Svenni, perdendo il controllo del mio corpo. Mi risvegliai in un lago di vomito e urina. Trovai appena la forza di sputare qualcosa che avevo in bocca. Mi accorsi che erano i miei denti. Se non fossi stato un monaco, probabilmente li avrei odiati, i miei aguzzini. Oggi invece non provo più sentimenti di rabbia o rancore per quello che mi hanno fatto. Alcuni provavano piacere a torturarmi, ma non tutti. Ricordo che una volta vidi uno di loro piangere".

Gyatso è rimasto prigioniero dei suoi incubi e della lotta per un Tibet libero che torni la patria dei tibetani. Due anni fa ha piantato una tenda blu e rossa a Torino, a San Pietro in Vincoli, insieme ad altri due monaci, e ha cominciato uno sciopero della fame. "La comunità internazionale non dimentichi di pretendere il rispetto dei diritti umani dalla Cina nel momento in cui assegna le Olimpiadi del 2008". La protesta dei buddisti quella volta terminò quando Mario Pescante, rappresentante del Comitato Olimpico, inviò loro una lettera di rassicurazioni.

Come Gyatso abbia resistito a trentatré anni di prigionia e torture rimane un mistero. "Se prendono il tuo corpo non fa niente, se s'impadroniscono della tua mente, allora sei davvero morto. A me veniva impedito di meditare ad alta voce o con rosari e libri. Avevo sviluppato la mia voce interiore. Mentre mi torturavano recitavo un mantra. Cercavo di pensare al dolore del mondo intero. Il mio avrebbe impedito la sofferenza di altri esseri umani. Ho cercato anche spiegazioni nel karma. Nelle mie vite passate devo aver commesso azioni terribili".

Nel marzo 1989 Hu Jintao, attuale presidente della Repubblica cinese e all'epoca segretario del partito nella regione autonoma del Tibet, impose la legge marziale a Lhasa. Palden Gyatso si trovava nella prigione di Drapchi. "Con la pressione delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità cinesi iniziarono a usare torture sempre più sofisticate. Ma non per questo meno crudeli. Si accanivano su punti particolari del corpo, picchiando organi interni come reni o fegato. È così che, per la prima volta nella mia vita, ho visto cadaveri blu. E rossi. Un'altra tecnica di violenza invisibile erano i ripetuti prelievi di sangue".

Ma il cambiamento arrivò. "Stranamente subito dopo l'introduzione della legge marziale, alla fine degli anni Ottanta, la mia vita carceraria cominciò a migliorare. Quando dissero che ero libero, rimasi incredulo. Fino a quel momento, ogni volta che finivo di scontare la pena, le autorità cinesi trovavano un motivo per condannarmi ancora. Ricordo che lasciai il carcere guardandomi intorno. Temevo che ci fosse qualche trappola. Gli ufficiali cinesi infatti mi pedinavano. Dopo tredici giorni riuscii a fuggire da Lhasa. Volevo raggiungere Dharmasala, per mettere la mia esperienza al servizio del Dalai Lama". Gyatso è stato poi convinto dal Dalai Lama a scrivere le sue memorie. In Italia, Il fuoco sotto la neve è stato pubblicato nel 1997 (Sperling&Kupfer). Lui è diventato il protagonista di molti documentari e invitato d'onore di tante mobilitazioni.

Soldi sulla punta del coltello
Uscendo di prigione, Gyatso non ha più ritrovato il suo Tibet. Ha scoperto che anche gli altri membri della sua famiglia erano stati arrestati. Uccisi. Ma ha scoperto anche di avere tanti nuovi amici. A metà degli anni Ottanta, i militanti italiani e inglesi di Amnesty hanno "adottato" Gyatso come prigioniero di coscienza, insieme a un altro monaco, Geshe Lobsang Wangchuk, che non è stato mai rilasciato.

"La mia storia dimostra che gli occidentali, se lo vogliono, possono provocare dei cambiamenti. Purtroppo, molti Paesi democratici oggi sembrano interessati solo al denaro e agli affari. I diritti umani non contano più niente. Tutto questo è molto pericoloso. In Tibet c'è un'espressione che dice: "Dare i soldi sulla punta del coltello". È quello che sta avvenendo. La Cina è potente, e noi abbiamo soltanto la forza della verità".

di ANAIS GINORI

tratto da www.repubblica.it
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domenica, marzo 16, 2008

la guida spirituale: «stato di terrore. ma no al boicottaggio dei giochI»

Tibet, la protesta arriva in Europa
Assalto all'ambasciata cinese all'Aja

Il governo in esilio: «Almeno ottanta morti a Lhasa». Il Dalai Lama contro Pechino: «È genocidio culturale»

Il Dalai Lama (Ap)
LHASA, 16 marzo 2008 - In Tibet è in atto «un genocidio culturale». È questa la dura accusa del Dalai Lama. Dal suo esilio in India, il leader spirituale dei tibetani è tornato a condannare gli scontri e le violenze a Lhasa, invocando ancora una volta un'inchiesta internazionale per appurare cosa stia realmente accadendo nella zona. Secondo il Nobel per la Pace, nella regione himalayana è in atto «una discriminazione sistematica» e «i tibetani nella propria terra sono trattati da cittadini di seconda classe». Contrariamente a quanto auspicato da più parti il Dalai Lama non ha lanciato un appello per il boicottaggio dei Giochi Olimpici che si terranno in Cina in estate. Il capo spirituale dei buddhisti ha comunque aggiunto che è al momento «impossibile l'armonia nella zona». «Noi vogliamo autonomia, non separazione», ha aggiunto il Dalai Lama, sottolineando come in Tibet ci sia al momento uno «stato di terrore».

LA PROTESTA - Nel frattempo la protesta della popolazione tibetana contro la repressione di Pechino si è allargata ad altre tre province cinesi. Si tratta del Sichuan, dove, secondo il Centro tibetano per i diritti umani con sede in India, gli scontri tra la polizia e i manifestanti hanno fatto sette vittime, della provincia di Qinghai e di quella di Gansu. Nella prima, un centinaio di monaci hanno sfidato l'ordine di restare nel monastero di Rongwo, nella città di Tongren, arrampicandosi su una collina, da dove hanno sparato fuochi d'artificio e bruciato incenso. Nella seconda, un centinaio di studenti hanno manifestato a sostegno della causa tibetana all'università di Lanzhou.

«OTTANTA MORTI» - Il bilancio degli scontri avvenuti a Lhasa negli ultimi giorni è invece ancora incerto. Da Dharamsala, nel nord dell'India, il governo tibetano in esilio conferma che «i morti sono almeno ottanta». Sabato lo stesso governo in esilio aveva parlato di 30 morti, anche se riferiva di voci di oltre cento vittime, mentre il governo cinese ha confermato solo 10 morti. Il nuovo bilancio arriva all'indomani dell'ultimatum del governo di Pechino a quelli che le autorità cinesi chiamano i «ribelli»: consegnatevi e sarete trattati con clemenza, altrimenti sarete puniti «severamente». L'ultimatum scade lunedì sera. s

ASSALTATA L'AMBASCIATA CINESE ALL'AIA - E la protesta anti-Cina intanto arriva in Europa: circa 400 manifestanti che protestavano contro la presenza cinese in Tibet hanno cercato di prendere d'assalto l’ambasciata della Repubblica Popolare all'Aia, distruggendo parte della recinzione della sede diplomatica. Secondo le prime testimonianze dei giornalisti presenti, i dimostranti hanno strappato una bandiera cinese sostituendola con una del Tibet. Tre dei manifestanti, che erano riusciti a superare la recinzione, sono stati arrestati dalla polizia olandese.

BLOCCATO ACCESSO A YOUTUBE - Le autorità cinesi hanno bloccato l'accesso Internet al sito di YouTube.com. dopo che vi erano comparsi decine di filmati di protesta contro la repressione in Tibet. Nessuna scena degli scontri o delle reazioni di protesta all'estero era presente sugli analoghi siti web cinesi quali 56.com, youku.com e tudou.com.

tratto da www.corriere.it
postato da: NonoCielo alle ore 23:14 | Permalink | commenti (2)
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